Cos’è Bimbinfascia – About us

Bimbinfascia è un’associazione che dà sostegno alle famiglie che hanno il piacere e la necessità di tenere a stretto contatto i propri bambini e sentono che questa necessità è una cosa buona, giusta e adatta non soltanto alla famiglia a livello pratico, ma anche per lo sviluppo corretto del bambino. Il babywearing è parte integrante di questo stile genitoriale con attaccamento, perciò lo pratichiamo e lo studiamo da anni e sotto più punti di vista.

Com’è nata Bimbinfascia?

Bimbinfascia è stata una delle prime associazioni ad occuparsi di attachment parenting a nascere su suolo italiano: essa è stata fondata nel 2005 e ha dato concretezza a un progetto della dottoressa Federica Mattei, psicologa psicoterapeuta ma soprattutto mamma, che fin dalla prima esperienza di maternage si era scontrata con i capisaldi del sistema genitoriale con distacco.

Scoprendo e praticando in prima persona il babywearing, nonché facendo tesoro sia delle informazioni raccolte autonomamente, sia ricavate dall’eccellente lavoro di Esther Weber – che raccolse e commentò organicamente tutti gli studi e le risorse allora disponibili sul babywearing nel libro “Portare i piccoli” e fondò l’omonima scuola del portare –, Federica Mattei aveva sentito l’esigenza di far conoscere la gratificante possibilità di poter sperimentare un metodo per trasportare, coccolare e istruire i propri piccoli in un modo rispettoso del concetto del Continuum, tanto caro a Liedloff. Dopo aver seguito il corso da Istruttrice P.I.P., la dottoressa Mattei decise di seguire una strada diversa, volta a rendere più accessibile il portare sia in termini di costi per educatori e genitori, sia per convinzioni personali suffragate dagli studi e dalle esperienze maturate in ambito professionale, tra le quali la necessità di permettere alle madri incinte di avvicinarsi al portare già durante la gravidanza e di dare accesso ai corsi anche ai padri da soli.

Un po’ di storia…

Oggi le informazioni sul portare in fascia sono molto più diffuse, anche perché si è capito che esso è un modo efficace per accudire un bambino i cui genitori conducono una vita attiva, oppure in famiglie dove i bambini sono più di uno, o ancora dove il bambino è affetto da qualche patologia o da qualche sindrome che lo rende certamente bisognoso di stimoli naturali, continui, significativi e sicuri; se però facciamo un grande passo indietro vediamo che fino agli anni ‘80 la pratica del portare, come anche lo stile genitoriale con attaccamento, non solo non erano diffusi ma risultavano anche disprezzati o criticati.

Abbiamo perso una grossa fetta di cultura materno-infantile e di istinto in quegli anni, sentendoci ripetere che dovevamo preferire il distacco precoce, la conquista dell’autonomia e l’indipendenza dagli affetti.

Negli ultimi anni per fortuna si è assistito a un’inversione di tendenza, con un enorme incremento della consapevolezza, nel mondo occidentale, dell’importanza che riveste nello sviluppo primale il fatto di mantenere più naturalizzata possibile la nascita, di fornire un attaccamento sicuro, di allattare al seno, di seguire uno stile di genitorialità positiva e con attaccamento, di portare i bambini in braccio o in fascia. Di pari passo a questa encomiabile crescita di consapevolezza, però, si è visto un altrettanto veloce incremento dell’offerta commerciale riguardante beni e servizi congiunti con tali principi: sono aumentate le pubblicazioni al riguardo, sono nate nuove ditte che producono supporti per il portage, è aumentata la gamma dei supporti ergonomici tra i quali scegliere ed è aumentato il numero di importatori e distributori.

Questo sta accadendo con risultati non sempre buoni, perché si va dai marsupi di ditte famose che non hanno nulla di ergonomico, a fasce costosissime, realizzate con tessuti e colori “preziosi”, passando per pochi supporti veramente validi per rapporto qualità prezzo.

Sono aumentate anche le scuole del portare, le associazioni che si occupano di babywearing, i corsi, i manuali, e non sono mancati purtroppo i tentativi di creare un business che fa leva sulla curiosità e la naturale apprensione delle famiglie che si accingono ad accogliere un bebè: questi tentativi purtroppo si riducono drammaticamente a mostrare la “tecnica” per legare la fascia e tralasciano tutto l’approccio biologico e psicologico.

Il panorama attuale, di conseguenza, rischia di portare un po’ fuori strada il concetto di portare. A tratti sembra che non sia possibile portare i propri bambini in modo intuitivo, e pare improponibile farsi vedere in giro se non si ha la fascia blasonata, lo zainetto pluriaccessoriato o la ring dai colori cangianti. Certo, la sicurezza nel babywearing è molto importante e l’occhio vuole la sua parte, ma la realtà è che per portare i propri figli è sufficiente usare un pezzo di robusto tessuto, abbastanza lungo per poter essere annodato con facilità e di consistenza adatta, oppure un supporto artigianale correttamente cucito e ispirato ai supporti tradizionali.

Bimbinfascia, a questo proposito, si propone tra le altre cose di imparare l‘arte del portare dalle culture che l’hanno sempre avuta come parte integrante delle loro usanze e si attua come stimolo per l’integrazione: non sono state poche le occasioni in cui le educatrici sono andate a disturbare, con la loro curiosità, madri di altre culture ed etnie per chiedere loro di insegnare a portare “alla loro maniera”, cercandole non solo nei loro Paesi durante i viaggi ma anche nelle piazze e nei locali delle nostre città!

Cosa offre Bimbinfascia, e che filosofia segue?

Gli scopi di Bimbinfascia sono molto umili: essendo stata fondata come associazione di supporto alle famiglie, si distacca dalle interazioni commerciali e dagli intenti speculativi e offre il servizio di insegnare a portare a costi accessibili, ma soprattutto insegna a stare insieme ai propri bambini e a rispondere loro istintivamente, nel rispetto delle necessità profonde sia del bambino che dell’adulto.

Non a caso, le persone che si occupano di tenere i corsi (ma anche di organizzare piacevoli passeggiate “fasciose” nei boschi o nelle spiagge italiane!) non sono insignite del titolo di “Consulenti”, ma divengono Educatrici. L’azione delle persone coinvolte in Bimbinfascia è infatti definita educare, un meraviglioso e impegnativo verbo che deriva dal latino e-ducere, cioè tirare fuori. Noi non siamo per scelta consulenti, non sfruttiamo il babywearing come lavoro né ci arroghiamo il diritto di pensare di essere guide, semplicemente tiriamo fuori ciò che i genitori e i figli hanno già ben impresso nel proprio DNA, e cioè per le madri e i padri la capacità di prendersi cura dei figli, e per i figli l’istintiva ricerca di un rifugio sicuro… nel complesso, aiutiamo a svelare la capacità che ogni famiglia ha di stare bene insieme e di vivere nel mondo come una squadra affiatata, i cui membri sanno ascoltarsi e rispettarsi l’un l’altro.

Prima ancora del compenso e della notorietà, l’educatrice Bimbinfascia ricerca il benessere della famiglia e l’empowerment del nucleo genitori-figli, mantenendo un approccio personale per aiutare madri, padri e bambini ad avere buon affiatamento. Le educatrici sono sempre madri che hanno portato i propri bimbi e che hanno avuto l’esperienza necessaria per dare, a chi si accinge a farlo, dei consigli che non si limitano all’insegnare la legatura più cool, ma si estendono all’indicare tante piccole astuzie comprensibili solo attraverso la formazione e l’esperienza materna, ben consapevoli che il ruolo di appoggio non si esaurisce al termine del corso, ma continua ben oltre il primo incontro.

In questo modo, Bimbinfascia insegna a portare non solo in modo corretto, ma anche il più a lungo possibile. Inoltre l’associazione è specializzata nel babywearing terapeutico di bambini malati, affetti da displasia dell’anca o disabili, e collabora con l’Hip Dysplasia International Institute.

Portare è difficile?

Due terzi del mondo porta tradizionalmente i propri bambini, per non parlare dei Mammiferi che trasportano ovunque il loro cucciolo finché non diventa autonomo nel movimento. Il cucciolo umano, come il neonato delle scimmie antropomorfe, è un cucciolo che ha tutte le caratteristiche del neonato tipicamente portato dalla madre: il bambino nasce inetto, incapace di muoversi da solo e di procurarsi cibo, liquidi e calore per vivere, non ha la possibilità di difendersi dai predatori o dai pericoli e non è nemmeno in grado di scappare, perciò ha bisogno di stare in braccio e di essere allattato di frequente e a lungo: nella sua genetica non esiste la possibilità di essere lasciato nascosto nel nido, né quella di esservi sbattuto fuori per cavarsela da solo e imparare al più presto a farlo.

Naturalmente il piccolo scimpanzé collabora attivamente all’essere portato, aggrappandosi al pelo con le mani e al capezzolo della madre con la bocca, invece il neonato umano, pur mantenendo il riflesso di grasping, non sa fare neppure questo: ecco perché nella storia dell’uomo sono entrati in gioco i supporti di pelli, stoffa o legno: hanno aiutato le mamme a tenere in braccio i piccoli mentre le mani erano impegnate per fare altro al servizio della famiglia.

Purtroppo oggi sentiamo spesso parlare (anche a sproposito) di modelli, blend e limited edition. Apriamo Facebook e vediamo mamme che si fanno riempire la testa di immagini con legature cool e fasce lussuose, altre che vengono prese in giro perché hanno le code della fascia troppo lunghe o perché non sanno chiudere con gli anelli anziché con semplici nodi. Per carità, sono tutte nozioni interessanti, e siamo consapevoli dell’importanza di avere delle linee guida per uniformare i concetti di babywearing, ma non dobbiamo dimenticare che il portare è insito nel nostro essere creature umane e non dovrebbe essere trasformato in qualcosa di difficile o accessibile soltanto a pochi. Quando la posizione fisiologica delle anche e della colonna vertebrale è rispettata non importa che la legatura sia perfetta esteticamente, men che meno che mostri la parte più decorata della fascia: importa che sia comoda e adatta al genitore e al bambino! È senza dubbio utile comprendere cosa significhi grammatura, lunghezza, taglia, ma non dobbiamo perdere di vista che la cosa che più interessa e può dare beneficio alle famiglie è che il supporto scelto, la legatura e il “ritmo” scelti per il babywearing devono essere funzionali alle necessità reali. Abbiamo visto che al genitore poco importa sapere che la legatura pancia a pancia con triplo sostegno nella nomenclatura internazionale si chiama Front Wrap Cross Carry: gli importa che il bambino lì dentro stia bene e al sicuro! Ecco perché nei nostri corsi, salvo che non ci sia una vostra esplicita richiesta, non vi verranno insegnate più legature di quelle che riuscireste a ricordare e a riprodurre con sicurezza. Poi, se siete curiosi e volete che vi insegniamo i nomi delle legature in American English lo facciamo con piacere… ma solo dopo che avremo visto sul vostro volto quell’espressione di piacevole sorpresa nel sentirvi così a vostro agio con il cucciolo che avete accolto nel mondo.